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sabato, 04 ottobre 2008
Ore : 23:12
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martedì, 12 febbraio 2008
Ore : 22:19
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presente della poesia italiana
Trovo e ripropongo da qui: "La stanza bianca" (Michelangelo Camelliti propone due poesie di Stefano Raimondi e le parole di presentazione de "Il presente della poesia italiana"):
L’antologia Il presente della poesia italiana (LietoColle 2006) non si disloca legata alla scelta di autori della “generazione” dei Settanta. Il trascinamento generazionale è un qualcosa […] non ammesso […]: ciò premette tante (troppe) conclusioni che si fatica molto a verificare […]. Intimo nel progetto è invece la necessità e l’esperimento di una mappatura il più possibile attendibile di quanto accade, nel tentativo di fare emergere lo spessore di voci attuali, e necessarie nel vasto panorama dei “giovani”: coloro cioè che hanno saputo accumulare credito – in virtù dei libri pubblicati e dell’interesse suscitato […]. Si è voluto considerare ed approfondire le linee di tendenza giunte a compiuta maturazione: poiché delle linee di direttiva esistono, alimentano le dislocazioni ed i posizionamenti. Si formula infatti qui un’analisi per direzioni e per macro-insiemi orientanti:
(a) L'intervento di un'esperienza, immateriale nella sua metafisica e nei suoi principi, e materica per come si presenta ai sensi, si traduce nella cognizione di un fare indirizzato “nell'immediato furente della carnalità”. […] In una prima approssimazione, qui è il corpo che è divenuto fonte prioritaria di visione del mondo, termine e metro di giudizio del reale, e oggetto costante di attenzione, limite invalicabile, sintagma percettivo.
Priorità assoluta della biologia corporea e concezione mistico-unionale del tempo sono qui i primi riferimenti.
(b) Diversa è la dimensione in cui scelgono di operare altri autori: “un orientamento che, vertendo sulla consapevolezza, intellettualmente filtrata e vissuta, del tempo storico e degli assunti ad esso collegati, cerca di elaborarne in maniera variegata i contenuti manifesti”. In chiaro, qui, è come la scrittura – con il suo voler vivere ad ogni costo il mondo contemporaneo, ed il volerlo mettere alla prova – possa esprimersi decreando, mostrando il suo produttivo venir meno: una meta-mimesi […] della grammatica di certo linguaggio della comunicazione, del grado zero di una lingua sempre più svuotata, dell’infinita polimerizzazione reale/iperreale della chiacchiera nell’attuale società dei media. Questa “fare poesia” è un esempio chiaro di come essere l’artista/il poeta “dato in pegno” al corpo sociale – e non attraverso il rivivere la società nel metro di Pasolini, o quantomeno non solo… – nel modo, spostato nell’attualissimo, dello “smascheramento concettuale”, postmoderno nel senso più leale, dei meccanismi linguistici, mediatici e istituzionali che regolano noi e il nostro tempo.
(c) Una posizione ancora ulteriore è invece schiettamente ispirata dal proprio biografismo emozionale: qui “l’attenzione è ora nella definizione dei piccoli eventi, ora nella fortezza di una sequenza giornaliera sempre uguale di consuetudini vivificate dall’altro compositivo, ora invece in una discesa ctonia nella densità di sentimenti panici e salvifici, e mai nel puro pronunciamento dell'io”.
(d) In ultimo si stagliano coloro che si rivolgono espressamente alla riflessione filosofica, che si interrogano sull'umanità che scaturirà dal presente e sulle problematiche che ineriscono a questo secolo agli inizi. La scrittura qui si richiama ad un livello superiore a quello soggettivo ed inconscio, riferendosi ad esempio a precipitati teorici post-heideggeriani o alla mistica medioevale e moderna. E’ il passo di “sottrarsi al contatto con questo continuum temporale, di porsi come indagatori autonomi oltre questa ronzante confusione evitandone in toto gli influssi. In ciò consiste la loro ricerca di una visuale privilegiata: in un tentativo non ingenuo di sottrarsi alla Storia nell'intento di edificare una contro-Storia”.
Ciò che qui si vuole è un'immagine data […] per mezzo delle gradazioni e delle diversità singolari (ma non nel modo di una varietà seminata), come si trattasse di un indirizzo sotteso, di un paesaggio delle cose.
sabato, 08 dicembre 2007
Ore : 13:29
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presente della poesia italiana
Trovo e ripropongo da qui: "La stanza bianca" (Michelangelo Camelliti propone due poesie di Fabiano Alborghetti e le parole di presentazione de "Il presente della poesia italiana"):
L’antologia Il presente della poesia italiana (LietoColle 2006) non si disloca legata alla scelta di autori della “generazione” dei Settanta. Il trascinamento generazionale è un qualcosa […] non ammesso […]: ciò premette tante (troppe) conclusioni che si fatica molto a verificare […]. Intimo nel progetto è invece la necessità e l’esperimento di una mappatura il più possibile attendibile di quanto accade, nel tentativo di fare emergere lo spessore di voci attuali, e necessarie nel vasto panorama dei “giovani”: coloro cioè che hanno saputo accumulare credito – in virtù dei libri pubblicati e dell’interesse suscitato […]. Si è voluto considerare ed approfondire le linee di tendenza giunte a compiuta maturazione: poiché delle linee di direttiva esistono, alimentano le dislocazioni ed i posizionamenti. Si formula infatti qui un’analisi per direzioni e per macro-insiemi orientanti:
(a) L'intervento di un'esperienza, immateriale nella sua metafisica e nei suoi principi, e materica per come si presenta ai sensi, si traduce nella cognizione di un fare indirizzato “nell'immediato furente della carnalità”. […] In una prima approssimazione, qui è il corpo che è divenuto fonte prioritaria di visione del mondo, termine e metro di giudizio del reale, e oggetto costante di attenzione, limite invalicabile, sintagma percettivo.
Priorità assoluta della biologia corporea e concezione mistico-unionale del tempo sono qui i primi riferimenti.
(b) Diversa è la dimensione in cui scelgono di operare altri autori: “un orientamento che, vertendo sulla consapevolezza, intellettualmente filtrata e vissuta, del tempo storico e degli assunti ad esso collegati, cerca di elaborarne in maniera variegata i contenuti manifesti”. In chiaro, qui, è come la scrittura – con il suo voler vivere ad ogni costo il mondo contemporaneo, ed il volerlo mettere alla prova – possa esprimersi decreando, mostrando il suo produttivo venir meno: una meta-mimesi […] della grammatica di certo linguaggio della comunicazione, del grado zero di una lingua sempre più svuotata, dell’infinita polimerizzazione reale/iperreale della chiacchiera nell’attuale società dei media. Questa “fare poesia” è un esempio chiaro di come essere l’artista/il poeta “dato in pegno” al corpo sociale – e non attraverso il rivivere la società nel metro di Pasolini, o quantomeno non solo… – nel modo, spostato nell’attualissimo, dello “smascheramento concettuale”, postmoderno nel senso più leale, dei meccanismi linguistici, mediatici e istituzionali che regolano noi e il nostro tempo.
(c) Una posizione ancora ulteriore è invece schiettamente ispirata dal proprio biografismo emozionale: qui “l’attenzione è ora nella definizione dei piccoli eventi, ora nella fortezza di una sequenza giornaliera sempre uguale di consuetudini vivificate dall’altro compositivo, ora invece in una discesa ctonia nella densità di sentimenti panici e salvifici, e mai nel puro pronunciamento dell'io”.
(d) In ultimo si stagliano coloro che si rivolgono espressamente alla riflessione filosofica, che si interrogano sull'umanità che scaturirà dal presente e sulle problematiche che ineriscono a questo secolo agli inizi. La scrittura qui si richiama ad un livello superiore a quello soggettivo ed inconscio, riferendosi ad esempio a precipitati teorici post-heideggeriani o alla mistica medioevale e moderna. E’ il passo di “sottrarsi al contatto con questo continuum temporale, di porsi come indagatori autonomi oltre questa ronzante confusione evitandone in toto gli influssi. In ciò consiste la loro ricerca di una visuale privilegiata: in un tentativo non ingenuo di sottrarsi alla Storia nell'intento di edificare una contro-Storia”.
Ciò che qui si vuole è un'immagine data […] per mezzo delle gradazioni e delle diversità singolari (ma non nel modo di una varietà seminata), come si trattasse di un indirizzo sotteso, di un paesaggio delle cose.
lunedì, 05 novembre 2007
Ore : 23:03
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presente della poesia italiana
Trovo e ripropongo da qui: "La stanza bianca" (Michelangelo Camelliti propone due poesie di Italo Testa e le parole di presentazione de "Il presente della poesia italiana"):
L’antologia Il presente della poesia italiana (LietoColle 2006) non si disloca legata alla scelta di autori della “generazione” dei Settanta. Il trascinamento generazionale è un qualcosa […] non ammesso […]: ciò premette tante (troppe) conclusioni che si fatica molto a verificare […]. Intimo nel progetto è invece la necessità e l’esperimento di una mappatura il più possibile attendibile di quanto accade, nel tentativo di fare emergere lo spessore di voci attuali, e necessarie nel vasto panorama dei “giovani”: coloro cioè che hanno saputo accumulare credito – in virtù dei libri pubblicati e dell’interesse suscitato […]. Si è voluto considerare ed approfondire le linee di tendenza giunte a compiuta maturazione: poiché delle linee di direttiva esistono, alimentano le dislocazioni ed i posizionamenti. Si formula infatti qui un’analisi per direzioni e per macro-insiemi orientanti:
(a) L'intervento di un'esperienza, immateriale nella sua metafisica e nei suoi principi, e materica per come si presenta ai sensi, si traduce nella cognizione di un fare indirizzato “nell'immediato furente della carnalità”. […] In una prima approssimazione, qui è il corpo che è divenuto fonte prioritaria di visione del mondo, termine e metro di giudizio del reale, e oggetto costante di attenzione, limite invalicabile, sintagma percettivo.
Priorità assoluta della biologia corporea e concezione mistico-unionale del tempo sono qui i primi riferimenti.
(b) Diversa è la dimensione in cui scelgono di operare altri autori: “un orientamento che, vertendo sulla consapevolezza, intellettualmente filtrata e vissuta, del tempo storico e degli assunti ad esso collegati, cerca di elaborarne in maniera variegata i contenuti manifesti”. In chiaro, qui, è come la scrittura – con il suo voler vivere ad ogni costo il mondo contemporaneo, ed il volerlo mettere alla prova – possa esprimersi decreando, mostrando il suo produttivo venir meno: una meta-mimesi […] della grammatica di certo linguaggio della comunicazione, del grado zero di una lingua sempre più svuotata, dell’infinita polimerizzazione reale/iperreale della chiacchiera nell’attuale società dei media. Questa “fare poesia” è un esempio chiaro di come essere l’artista/il poeta “dato in pegno” al corpo sociale – e non attraverso il rivivere la società nel metro di Pasolini, o quantomeno non solo… – nel modo, spostato nell’attualissimo, dello “smascheramento concettuale”, postmoderno nel senso più leale, dei meccanismi linguistici, mediatici e istituzionali che regolano noi e il nostro tempo.
(c) Una posizione ancora ulteriore è invece schiettamente ispirata dal proprio biografismo emozionale: qui “l’attenzione è ora nella definizione dei piccoli eventi, ora nella fortezza di una sequenza giornaliera sempre uguale di consuetudini vivificate dall’altro compositivo, ora invece in una discesa ctonia nella densità di sentimenti panici e salvifici, e mai nel puro pronunciamento dell'io”.
(d) In ultimo si stagliano coloro che si rivolgono espressamente alla riflessione filosofica, che si interrogano sull'umanità che scaturirà dal presente e sulle problematiche che ineriscono a questo secolo agli inizi. La scrittura qui si richiama ad un livello superiore a quello soggettivo ed inconscio, riferendosi ad esempio a precipitati teorici post-heideggeriani o alla mistica medioevale e moderna. E’ il passo di “sottrarsi al contatto con questo continuum temporale, di porsi come indagatori autonomi oltre questa ronzante confusione evitandone in toto gli influssi. In ciò consiste la loro ricerca di una visuale privilegiata: in un tentativo non ingenuo di sottrarsi alla Storia nell'intento di edificare una contro-Storia”.
Ciò che qui si vuole è un'immagine data […] per mezzo delle gradazioni e delle diversità singolari (ma non nel modo di una varietà seminata), come si trattasse di un indirizzo sotteso, di un paesaggio delle cose.
domenica, 17 dicembre 2006
Ore : 20:34
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Il cammino verso lo svelamento ed il cambiamento può essere compiuto solo dal/nel singolo. Tralasciando le trame del “voler affrancare e riscattare il mondo”, solo dal/nel singolo e dal/nel suo vivere positivo si può tornare a “dare forma” al mondo, «facendo un’immagine della sua mancanza di immagini» (F. Dürrenmatt, Lo scrittore nel tempo, 1966). E in questo è un (vero) atto creativo, che solo può manifestare – contro l’unità che porta la scienza – la libertà e la molteplicità dell’enigma. Quanto questo singolo può consegnare è il riprodurre realtà fittizie. Ciascuno dei suoi reali sta come una successione inesauribile di eventualità di attuare dei reali, di disdirli, di darne modelli, abilità differenti. Egli porta a nascita, revoca, permuta e ristruttura delle finzioni. Di “propriamente reale” non possono che figurare i materiali di cui esso si serve. Per l’intellettuale-scrittore la sfida è il nominare con cognizione la realtà, ma la sua sfida è solo praticabile come un fare armato di nient’altro che di molte varianti di finzione. Un limite ma non una incapacità; piuttosto, queste finzioni hanno rispetto alla realtà una maggiore efficacia, così riportandola a trasparenza.
lunedì, 11 dicembre 2006
Ore : 14:34
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[…] Ma una vera dissidenza – un impegno che guardi ad una nozione del presente e dei suoi meccanismi (con uno sguardo alla realtà dei media, alla loro correlazione con il modus vivendi delle folle, a come l'arte mira a scardinare questi rapporti, ecc.), alla aderenza e alla possibilità dei linguaggi nella resa di un'esperienza-mondo ad essi esterna – oggi si può anche fare se si trova una pratica contraria alla “informazione”, ed al girare a vuoto delle “comunicazioni di massa” e della loro strumentazione: e credo si possa interferire con le modalità dell’interscambiabile con il rallentare le modalità del vedere e dell’ascoltare – e moltiplicando ogni luogo del difficile – e tentando un infittire l’immersione. Credo ci si debba restituire al parlare della profondità, e non esimersi da stratificazioni.
martedì, 28 novembre 2006
Ore : 14:16
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Appurare tutto quello che è accaduto nella fisionomia dell’odierno vuole proprio dire vedersi nel mezzo di distanze a gorgo, mani nel buio, e segnati dall’ininterrotta violenza e violazione, dalle fuorvianti asimmetrie – e dove le alternative non sono mai distinguibili – che ovunque si vedono, messe in atto, dai decisori e selezionatori di catastrofi, per non allarmare la società e mantenerci senz’altro in sicurezza, ed a ridosso dei comportamenti (degli “ideali” intercambiabili) indotti dai mass media: si soccombe in molti davanti all’incremento delle quote di svago, stancati di allettamenti frenetici e dall’immeditato scorrere, e condizionati, per adattamento noncurante, da un vuoto cospicuo. Sempre, attorno, pervasivi logorii ostacolano l’intelligenza. L’attualità, nostro volto, vive proprio dell’incremento dell’impronta su noi di questi logorii, e degli agguati della loro attività modellante; ovunque, assiduamente, si partecipa alle potenzialità della dispersione e della distrazione. È un’iniziativa che vuole restringere ogni individuo – per adesione all’offerta del frenetico, ai congegni dell’evasione-convulsione ininterrotta e al culto/rispecchiamento dell’immediato allettante (il gusto per il sùbito “passare oltre”, per l’avvistamento rapido o azzeramento dell’analisi, nel postulato della superficialità, ecc.) – ai richiami all’insofferenza verso pratiche che vogliano “trattenere” e non fornire l’intervento del sollievo. Tale è (dovrebbe essere) l’attenzione dell’intellettuale-scrittore, assunta – quando non espressa nei salotti dei talk-show – infatti nell’indifferenza della collettività. E per dirla con Adorno e Horkheimer: «Ogni voce discorde è soggetta a censura; l’addestramento al conformismo si estende fino alle emozioni più intime e sottili. In questo gioco l’industria culturale riesce a presentarsi come spirito obbiettivo nella misura stessa in cui riprende volta a volta tendenze antropologicamente vive nei suoi clienti. Ricollegandosi a queste tendenze, corroborandole e offrendo loro una conferma, essa può nello stesso tempo espungere, o anche condannare esplicitamente, tutto ciò che rifiuta la subordinazione» (in Lezioni di sociologia, 1966).
venerdì, 24 novembre 2006
Ore : 17:46
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[...] Si comprenderà [...] come, a ridosso di [un] funzionamento maggiore, il corpo sia divenuto per la donna fonte prioritaria di visione del mondo, termine e metro di giudizio del reale, e oggetto costante di attenzione, limite invalicabile: questa centralità l’ha reso sintagma percettivo, attraverso cui la linearità storica si con-fonde al tempo soggettivo, tempo che si caratterizza come denudato degli eventi della civiltà. Questo tempo privato, ricorda strettamente – ricalcando Gurvitch – il “tempo ciclico”: laddove la contingenza diminuisce, le dimensioni temporali si proiettano l’una nell’altra.
Centralità assoluta della biologia corporea e “concezione mistico-unionale del tempo” sono, non a caso, evidenti in Amelia Rosselli e Alda Merini. Nella prima, notava Mengaldo, è la lingua che si fa agire come corpo, ed attua un procedimento che riposiziona la poesia come fosse un omologo psichico, da cui conseguirebbe una sorta di rottura dello “scambio interno-esterno” con la società. Nella seconda, prevale invece un vero e proprio “afflato confessionale”, un urto “religioso”, tanto esteso da prescindere quasi dalla matrice letteraria, e da rendere la poetessa accostabile, per complessità di sentire e profondità, alle figure femminili più nobili della tradizione cristiana. Questi i due atteggiamenti – le due modalità – che mi sembra si prolunghino in molte autrici delle giovani generazioni, al punto da creare due filoni distinti possibili, separati eppure molto spesso confluenti in una riformulazione soggettivizzante delle architetture percettive sociali [...].
[Da Stefano Salvi, Una biologia dello scrivere, in "l'Ulisse", n. 2 (ottobre 2004), ora nel volume, a cura di A. Broggi, C. Dentali e S. Salvi, "L’Ulisse di LietoColle" (Argomenti di Poesia e di Pratica culturale), n. 1 – "I mondi creativi femminili".]
martedì, 14 novembre 2006
Ore : 14:46
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Nel corso dei secoli funzione importante del poeta - ma certo dell'arte in ogni suo genere - fu quella terapeutica. Presso antiche culture egli preservava e risanava il corpo sociale manifestandone le «negatività» oppure, «omeopaticamente», inoculando nella comunità «dosi controllate del male da combattere».
«Perduto il macrocosmo politico e sociale», chiarisce Giampiero Marano nel suo nuovo libro La parola infetta (uscito presso la Nuova Editrice Magenta), «rimane all’uomo di cultura un archivio personale di psichismi derealizzati»: questo l’approccio inaugurato da Francesco Petrarca. Legando il destino della modernità al Soggetto, ai «vincoli dell’individuazione», Petrarca inventa «una figura di intellettuale che patteggia la propria incolumità e una cauta autonomia di esercizio critico» con la «rinuncia a qualsiasi significativa possibilità di incidere sul contesto politico in cui vive».
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venerdì, 10 novembre 2006
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[…] L’antologia Il presente della poesia italiana (LietoColle 2006) non si disloca legata alla scelta di autori della “generazione” dei Settanta […]. Il trascinamento generazionale è un qualcosa che, personalmente, non ho mai ammesso (a dir la verità mai nemmeno compreso), ed anzi […] mi sono sempre stupito molto davanti al facilissimo del teorizzare per/di generazione, e davanti all’insiemino – sempre a voltaggio bassissimo – fatto sul “concetto” che l’essere dei Settanta presupporrebbe chissà quali facoltà e non-facoltà: ciò premette tante (troppe) conclusioni che si fatica molto a verificare, attendibili solo nel luogo comodo delle combriccole più o meno in luce […]. Intimo nel progetto è invece la necessità e l’esperimento di una mappatura il più possibile attendibile di quanto accade, nel tentativo di fare emergere lo spessore di voci attuali, e necessarie […], dei termini sicuri nel vasto panorama dei “giovani”: coloro cioè che hanno saputo accumulare credito – in virtù dei libri pubblicati e dell’interesse suscitato – e bibliografia critica, e che si sono fatti attori consapevoli del sommovimento culturale in atto e delle aperture espressive di questo millennio nuovo. L’opzione non ha, poi, andatura militante e/o “politica” e neppure […] l’antologia è costruita a ridosso di altre antologie: non nasce cioè per il desiderio di un dialogo-scontro con il lavoro e la scelta di altri, non implica una lettura polemica e ribaltata delle scelte fatte da altri.